Sangue e Passione

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 Nefasto Presagio - GdR

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MessaggioTitolo: Nefasto Presagio - GdR   Lun Gen 28, 2013 10:18 am

*Era trascorsa una notte tranquilla dopo una inutile giornata d'attesa.
La Terra dei Liberi era ora irrorata da un pallido sole che, pur non riuscendo a piegare il freddo del Gelido Inverno, ne attenuava la morsa, riscaldando l'aria e comunque affermando un potere che con l'andare del tempo e della stagione sarebbe divenuto invadente, fino a diventare quel caldo opprimente che non dà tregua alle anime di Land.
Ripensava alle vicende trascorse e meditava una strategia, un senso, per uscire dalla condizione di scacco in cui si trovava. Lui stesso non comprendeva bene se era una vittima o un carnefice. Lo avrebbe capito, certo, ma non ora, forse solo quando sarebbe stato troppo tardi per rimediare...*



DamianDream Yncubus * Si ferma nella terra dei liberi per una sosta prima di tornare a casa e scorge da lontano il cognato fermo con llo sguardo lontano... si avvicina a lui fermandosi a pochi passi da lui * Buongiorno...

Alexander Vayda *E' talmente assorto nei suoi dilemmatci pensieri che a stento s'accorge del saluto di DamianDream Yncubus*...buongiorno...*sbofonchia mentre ripiomba in sé*

Ryme Blomst *aggrappata alle pareti del vuoto ,richiusa dentro la crisalide dei pensieri sentendosi Vuota dentro dal dolore* siamo vittime e carnefici .. ma Quanto ? .... ora non mi curo *si lascia fluttuare nel nulla e la voce fluida risuona dalle caverne trovate per caso*

DamianDream Yncubus Vedo che siete pensieroso quest'oggi... cosa turba la vostra serenità? * chiede sedendosi su una roccia... ha sentito il pensiero di Ryme ma non risponde alla sua giusta domanda rivolgendo la sua attenzione a lord Alexander * É il sole di primo mattino a mettervi di malumore o altro? * cerca di sdrammatizzare ma sente che non sarà così facile distogliere la mente del giovane da un così inqueto pensiero *

Alexander Vayda Uhm ...*un'anima, essenza, diabolica presenza non meglio definita lo aveva sorpreso due tenebre avanti mentre rientrava nei suoi meandri stanco ma appagato della caccia....Non vi è dubbio che costui esibisse conoscenze profonde circa Land e i suoi componenti...come non vi è dubbio che l'odio verso questa nuova dimensione del Dannato Mondo lo pervadesse al punto da rasentare la follia e la brama di distruggerla ...* 'attendi un segno, domani...mi farò vivo per prospettarti uno scambio proficuo per entrambi, vitale o mortale per te...starà a te deciderlo'...*gli aveva detto dissolvendosi nel nulla del buio...lasciandolo a riflettere e rimeditare sull'accaduto*...

Alexander Vayda *Era sempre più assorto nei suoi pensieri...La cosa che lo sorprese più di tutte è che quest'anima oscura sembrava conoscerlo molto bene, sapeva infatti tutte le metamorfosi che lo avevano interessato nel corso del tempo*... Alexander Vayda è un personaggio complesso, con le radici nel passato e l’anima rivolta al futuro....

Nacque in Messico in un anno imprecisato, intorno al 400 a.C. Era un cavallo. Per un lungo periodo, fu un equino elegante, possente, maestoso: la sua velocità sul campo di battaglia è soprattutto legata a questa sua vita. Conobbe in questa forma una donna che lo trasformò in uomo, per poterne concupire il muscoloso corpo.

Si trasferì nel Vecchio Continente e subi un lunghissimo periodo di trasformazione, fino a che non divenne un guerriero. E, come per molte storie di questo Fantamondo che convergono, anche la sua vita di guerriero si svolse nell’Est Europa, in Transilvania più precisamente.

Nel 1453 l'ultimo lembo dell'Impero Bizantino, Costantinopoli, cadde in mano ai turchi. I cristiani di Grecia, Serbia, Bosnia, Albania, Romania, Bulgaria, Ungheria e di tutte le terre dell’Asia Minore furono sottomessi alla legge musulmana.

All’epoca Alexander era il comandante di truppe balcaniche che si opponevano strenuamente alla invasione della Jahad turcha. Il 31 agosto in una giornata dal caldo allucinante ci fu una sanguinosa battaglia. I suoi uomini erano circa un migliaio e male armati.
Contro di loro, i Turchi si disposero a mezzaluna, schierando 274 divisioni, di cui 215 a piedi e il resto a cavallo. I musulmani avevano 750 cannoni. Il centro turco, al comando diretto di Mehmet Alì Pascià, era presidiato da 96 uomini.

Di fronte ad Alexander Vayda c'era Muhammad Saulak, detto anche Maometto Scirocco, governatore dell'Egitto. Nel suo accampamento sventolava un enorme vessillo verde su cui era stato scritto 28.900 volte a caratteri d'oro il nome di Allah.

La morte lo attendeva terribile e sicura.

Ancora il 6 luglio, il cardinale Alessio Espinosa, ministro del Re di Spagna, aveva fatto sapere che solo la conclusione di un patto, detto la Lega, a Roma poteva far sì che gli spagnoli salpassero da Messina per congiungersi con la flotta veneziana e accorrere in nostro aiuto contro i turchi.

Ma si era ormai perso troppo tempo e le solite rivalità fecero naufragare il Patto e quindi i cristiani fummo lasciati da soli a far fronte all’immenso esercito musulmano.

Quel giorno caldissimo, i musulmani con un rumore assordante iniziarono ad avanzare suonando timpani, tamburi, flauti. Il vento trasportava l’odore dei loro cavalli e perfino della loro pelle, mentre gli uomini di Alexander restavano nel più assoluto silenzio.

Quando le prime armature turche giunsero a tiro di lancia, Alexander fece ammainare le bandiere e lui, innalzando lo stendardo con l'immagine del Regno del suo Principe (di cui sia consentito non rivelare il nome), scambiò uno sguardo d’intesa con lui, che sopra il suo cavallo nero aveva uno sguardo tetro e più concentrato che mai.
Alexander, in gran segreto, ne amava la Figlia, ora sua adorata compagna.

Egli ordinò allora con un grido terribile la carica, ben sapendo di condurre tutti al massacro. Ma poco importava: ormai il loro destino sembrava segnato e la morte sarebbe stata una fine migliore di restare ancora vivi, ma tra le mani dei turchi.

Proprio mentre la battaglia infuriava e mentre vedeva i suoi uomini cadere come mosche sotto il tremendo impatto della carica dei turchi, una luce abbagliante si scatenò al centro del campo…quasi lo accecò…pensò fosse un’armatura che rifletteva i raggi del sole…ma dal bagliore improvvisi fuoriuscirono due esseri assolutamente strani, di fattezze mai viste, con la pelle verde-marrone e...mentre ancora si domandavo chi fossero, persi i sensi, fu preso e presto trasportato nella loro astronave. Quando riapri gli occhi, era in orbita e vedeva da lontano la rotonda Terra!

Era vivo? Chi erano quegli esseri che lo osservavano e dove stavano andando?

Vedeva la luna sorgere a oriente. Poi vedeva la stessa luna sorgere a occidente. Guardava le due lune identiche muoversi incontro nel cielo gelido e nero e ben presto l’una passò dietro l’altra ed entrambe continuarono dalla parte opposta il loro cammino.

Si ritrovò su Marte, banale a dirsi, ma davvero era arrivato là, a milioni di chilometri da casa. Fragili membrane di tecnologia terrestre lo proteggevano dal micidiale freddo senza ghiaccio del rosso deserto marziano. Lo proteggevano ma lui non poteva andarsene. Era solo, abbandonato dagli altri, e prigioniero nella astronave che aveva subito un danno irreparabile. “Non tornerò mai più sulla Terra, pensò, non rivedrò mai più i luoghi che ho lasciato”.

Forse però una speranza c’era: nella sezione di trasmissione del veicolo immobilizzato trovò un televettore Teleclone Modello IV con le istruzioni per l’uso. Accese il televettore e ne sincronizzò il raggio su un ricevitore Teleclone che si trovava sulla Terra. Entrato nella cabina di trasmissione, il Teleclone, rapido e indolore, smontò il suo corpo, lo copiò molecola per molecola e ne trasmise una copia sulla Terra; qui il ricevitore, con i suoi serbatoi ben forniti degli atomi necessari, quasi all’istante in base alle istruzioni ricevute, generò...lui!!!

Tornò sulla Terra alla velocità della luce. Apri il portello e si ritrovò nella atmosfera assolata e familiare della Terra!!! Apparentemente non recava alcuna traccia della lunga discesa teleclonica da Marte.
Aveva evitato per un pelo una fine terribile sul pianeta rosso ed, era, è vivo e per di più immortale! E disponeva poteri che ancora non aveva sperimentato..

Per un puro caso, in un casolare abbandonato lesse una notizia sul giornale riferita alla figlia del suo antico Sovrano, vi era la foto, era LEi! il cui nome ora era Patty Tepesh Dracul...si diede da fare per rintracciarla, questa è un'altra storia...ma è proprio a questa storia che l'anima nera che aveva lo aveva incrociato due tenebre fa sembrava molto più interessato...

Patty Ţepeşh Dracul *seduta alla scrivania la Vampira é intenta nelle burocratiche faccende, quando nella sua mente come dardi si stagliano i pensieri del suo guerriero...dubbi, tormenti, rabbia..emozioni invomprese aleggiano nell'animo del suo Cuore, le dita stringono la penna fino a spezzarla, si alza dalla sedia e avvolta da un vento gelido si dissolve.

Pochi sono i secondi necessari per portarla accanto a Lui, in una nube purpurea si materializza al suo fianco.
Osserva il luogo tranquillo e le anime presenti al suo cospetto che saluta con un cenno del capo, non é il momento per i convenevoli....Con occhi indagatori fissa il volto del suo guerrieto tirato da una incomprendibile tensione, ponendo la mano sulla sua spalla mormora*

Alexander, tesoro.....agghiaccianti brividi hanno percorso la mia pelle ed altrettanti oscuri pensieri la mia mente a tal punto da farmi hiungere qui....qualcosa é accaduto nelle tenebre, qualcosa che non ha ancora nome e forse neanche volto....ma qualcosa é accaduto......cosa!!??

Alexander Vayda *Sobbalza alla domanda della sua amata vampira Patty Ţepeşh Dracul...ma non può rispondere, non ora ... sarebbe pericoloso, è troppo presto per spiegarle....corre via per evitare il dialogo*

Patty Ţepeşh Dracul *impotente lo vede allontanarsi cupo ed immerso nei suoi tormenti, difficilmente da quando lo conosce ha avuto modo di vederlo in tale stato emotivo, segno che qualcosa di molto imprtante sta per accadere..avranno modo di tornare sull'argomento*

Manuel De Moonclaire *Osservò il Guerriero Alexander correre Come un Forsennato.
Aveva Seguito Silenziosamente ed In Disparte il Conciliabolo che Aveva avuto insieme a Sua Sorella Patty e Damian. Sembrava Molto Agitato ed Irrequieto.
Si Corrucciò e Decise di Seguire il Guerriero cercando di Capire cosa Fosse Accaduto.
Sarebbe Stato ben più Semplice Fermarlo ed Interloquire con Lui ma Opto per Seguirlo Ben Celato. Se qualcosa Fosse Andato Storto Lui Sarebbe Stato Pronto ad Intervenire Sfruttando il Fattore Sorpresa.
Si Fece Fine ed Impalpabile Bruma e si Mise alle Sue Calcagna*

Alexander Vayda
*Al termine della sua corsa solitaria in Land, raggiunse il suo antro dove era convinto di non essere visto non immaginando invece di essere seguito da Lord Manuel...era trascorsa un'altra luna e la diabolica creatura come promesso gli si presentò ...ancora ne rievocava la voce con terrore, una voce che per un potere a lui oscuro nessuno tranne lui poteva comprendere ..."Vedi - disse- io so molte cose...so di questa Land che vuole tanto emergere..ma non lo consentirò! E tu mi aiuterai caro Alexander ... So che sei immortale e che la tua natura di guerriero leale ti fa ripugnare ogni sotterfugio ...ma conosco il tuo legame con la Principessa Patty e so che Lei è il tuo unico motivo di vita...muahahahh...povero beota!...ma tant'è....Ora ascoltami bene, se non mi dirai come poter sottomettere Land ai miei voleri, colpirò Patty - ne conosco il punto debole - a morte, definitiva ed eterna ....hahahaha ...Non provare a parlare con lei o nessun altro di questo nostro incontro, altrimenti agirò di conseguenza...a presto Alexander...a presto!"...ancora agghiacciato rifletteva*....


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